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4. CASERTA CITTÀ VERDE PER UNA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA

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4.1 La cura della Città, quartiere per quartiere

L’urbanistica è completamente scomparsa dall’agenda politica della precedente amministrazione che ha colpevolmente ritardato l’adozione del Piano Urbanistico Comunale (PUC), nonostante il danaro pubblico profuso, ciò che ha favorito la costruzione di nuovi insediamenti di grandi gruppi commerciali all’interno della città, nell’”area attorno all’Iperion”, mortificando ancora una volta il commercio di prossimità e rubando i pochi spazi ancora liberi da destinare a verde pubblico o a ben più impellenti esigenze infrastrutturali.

La Città va letta e, quindi, riprogrammata, nella sua interezza, focalizzando l’attenzione sulle prospettive di sviluppo e sulla risoluzione delle annose problematiche irrisolte, che nel tempo si sono aggravate vieppiù. In assenza del PUC e dei vincoli che comporta rispetto alla cementificazione selvaggia sono state inoltre rilasciate concessioni edilizie ‘a pioggia’, con percorsi assentivi talora perplessi.

Solo un’Amministrazione scevra da interessi ‘particolari’ può essere degna di scrivere, attraverso il PUC, la storia delle prossime generazioni di Casertani, non certo chi ha terreni da lottizzare, clientele politiche da servire, lobby cui rispondere.

Caserta merita il meglio, ha bisogno di uno strumento urbanistico nuovo, snello, moderno, robusto, anche rispetto alle esigenze di tutela e di salvaguardia. 

Una Città che rinasce, grazie ad una “civic fabric” capace di fare emergere e valorizzare il “sommerso creativo”, attraverso “punti di rigenerazione creativa”, affidati soprattutto ai giovani.

 

Il nuovo strumento urbanistico sarà sviluppato a partire da due “assi tematici”, “Turismo e Commercio” e “Cultura e Sport”, per mettere in rete la Grande Reggia, il salotto di piazza Margherita, il Centro Commerciale Naturale, il MACRICO, la Struttura Polifunzionale dell’ex-Caserma Sacchi, il campo da tennis, lo Stadio Pinto, il Palazzetto dello Sport, la Piscina Olimpionica Provinciale, via degli Atleti, la Biblioteca Comunale, nell’ex-Macello.

Attraverso lo strumento della perequazione edilizia, si provvederà a decongestionare le aree a più intensa urbanizzazione, a creare nuovi spazi a verde attrezzato e a risolvere il problema dei plessi scolastici che presentano problemi di staticità.

Attraverso un capillare “Piano del Colore”, personalizzato per ciascun quartiere, e un progetto “S.I.R.E.N.A.” casertano, la Città e le Frazioni subiranno un vero e proprio lifting, per valorizzarle al massimo facendo emergere una bellezza che l’incuria, il tempo, le superfetazioni, gli abusi e il degrado spesso hanno reso invisibile.

Una stringente regolamentazione limiterà il proliferare di allestimenti posticci nel centro urbano, le cartellonistiche selvagge, gli spazi pubblicitari ricavati in ogni donde, in totale spregio della normativa di riferimento.

Caserta dovrà essere rigenerata in ogni luogo, attraverso il riuso e il recupero edilizio.

Tutto ciò rappresenta un impegno che guarda al futuro, all’innovazione, senza mai perdere di vista le esigenze della solidarietà e della coesione, la necessità di azzerare qualsivoglia divario in termini di opportunità in una città policentrica che di questa sua caratteristica vuole fare un punto di forza. Per raggiungere questo obiettivo occorre regolamentare gli interventi urbanistici attraverso un piano strategico partecipato e rispondente agli obiettivi futuri della città anche a lungo termine.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata all’edilizia residenziale pubblica e sociale, per troppo tempo marginalizzate rispetto all’effettivo fabbisogno. A tale riguardo nel NG Campania Missione 2.10, la Misura 2.0 prevede la realizzazione di 15.000 alloggi di ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) e di 15.000 alloggi ERS (Edilizia Residenziale Sociale) attraverso il recupero e il riuso di immobili esistenti o, in misura residuale, attraverso interventi di nuova edilizia nelle aree di espansione residenziale dove è ancora presente una previsione urbanistica di completamento.

Il prossimo PUC (da approvare in Consiglio comunale entro il 31 dicembre 2021, pena il commissariamento regionale) dovrà necessariamente essere a volumi zero e privilegiare gli interventi di rigenerazione urbana – anch’essi previsti dal PNRR – dei quartieri periferici attraverso operazioni di restauro o manutenzione straordinaria per gli edifici più recenti e a norma, ovvero di ristrutturazione edilizia o, ancora, di demolizione e ricostruzione per quelli più degradati e privi di interesse storico-artistico-architettonico, previo nulla osta della competente soprintendenza.

 

Il Macrico rappresenterà la vera sfida in questo programma: un parco verde, che diventa il motore propulsore dell’intero progetto di rilancio di Caserta.

Le aree verdi dovranno essere riqualificate sul modello dei rain garden, un efficace mezzo per contrastare gli effetti delle bombe d’acqua, che portano spesso al collasso del sistema fognario. Accanto a questi interventi e anche nel rispetto della Legge 10/2011, bisognerà realizzare un’anagrafe del patrimonio degli alberi della città e agire decisamente sul rimboschimento, operazione spesso gratuita, per incrementarne il numero non sulla scorta delle ‘disponibilità’ vivaistiche o amicali, ma secondo uno studio accurato affidato alle Università, che individui luoghi e varietà adatte alle necessità di impianto. Un nuovo paradigma dovrà connotare il rapporto tra amministrazione comunale e Patrimonio verde della Città, non più interventi di potatura fuori tempo, di capitozzatura o di abbattimento indiscriminato: l’intero patrimonio vegetale dovrà essere riguardato come vera e propria infrastruttura di salute pubblica.

Proprio in ragione di ciò l’Amministrazione allestirà una ‘cintura verde’ intorno all’area urbana in modo da abbassare i livelli di polveri sottili e – aspetto non trascurabile – la temperatura della Città.

Le isole ecologiche vanno rese maggiormente fruibili e a tutti coloro che assumono comportamenti virtuosi nella differenziazione e nel riciclo dovranno ricevere delle premialità.

Il servizio di conferimento diretto va incentivato con orari prolungati e, soprattutto, aumentando il numero dei cassoni di alcune categorie di rifiuti.

Con riferimento alle Frazioni collinari, si provvederà alla realizzazione di isole di raccolta (di prossimità) completamente automatizzate e cioè con entrata con codice fiscale, alleggerendo la pressione sul conferimento presso le tre isole attuali. Qui saranno installate anche due delle 198 compostiere di comunità acquistate dalla Regione Campania nel 2016 – che, seppur ampiamente pubblicizzate non sono mai entrate in servizio – per aumentare la percentuale di differenziazione dell’umido e abbassare i costi della raccolta porta-a-porta. Grazie ai risparmi ottenuti potremo riprendere la distribuzione dei sacchi di raccolta, a partire da quelli compostabili per l’umido, corredati da codici a barre.

Il conferimento di rifiuti particolari (pile, lampadine, giocattoli rotti, abiti usati, ecc.) potrà avvenire anche nei pressi delle scuole, dove l’accesso è quotidiano, in cassonetti appositamente disegnati e resi accattivanti, col duplice scopo di aumentare la percentuale di differenziazione e, al contempo, educare i bambini all’importanza della raccolta differenziata. Per aumentare il recupero degli olii esausti, infine, la nuova amministrazione realizzerà nuovi punti di raccolta all’esterno dei centri commerciali e presso le case dell’acqua.

Aumenteremo i controlli sugli eco-reati, in particolare nell’area collinare, anche grazie all’ausilio di foto-trappole o videocamere mobili dedicate, rafforzando la dotazione organica della Nucleo di Polizia Ambientale della Polizia Municipale, attualmente ridotto ad appena 4 su 78 unità complessive.

Deve essere incentivata la rete delle case dell’“Acqua di Caserta”, punti di erogazione automatica istallati in spazi pubblici presso i quali i cittadini potranno attingere acqua prelevata dalla rete dell’acquedotto, controllata e purificata, sia naturale che frizzante e anche refrigerata, con notevoli vantaggi in termini di costo e distribuzione di contenitori riutilizzabili presso scuole, alberghi e ristoranti, al fine di scoraggiare l’utilizzo della plastica. 

Il Comune dovrà individuare operatori interessati a progettare, installare e gestire con mezzi propri un sistema capace di assicurare aree nel territorio comunale in cui la connettività Wi-Fi possa essere wireless e gratuita. Ogni impianto dovrà essere realizzato nel pieno rispetto della normativa in termini di irradiazione elettromagnetica, attraverso l’installazione di access point nelle piazze, nelle strade e nei luoghi di maggior interesse per la città. Il Comune concederà in comodato d’uso gratuito per la durata del Progetto, piccole aree, porzioni di immobili e infrastrutture di sua proprietà o nella sua disponibilità, necessarie alla collocazione degli apparati per l’erogazione del servizio. 

La città va illuminata con lampade a tecnologia led, implementando gli interventi già realizzati e provvedendo al rafforzamento della distribuzione elettrica comunale con cabine di trasformazione più potenti. 

A tale riguardo la Città si doterà di un regolamento per gli interventi sui sottoservizi stradali mentre è di primaria importanza un’azione di coordinamento nella programmazione di tutti gli interventi infrastrutturali e manutentivi relativi alle strade pubbliche, invitando gli Enti e le Società interessate alla gestione dei sottoservizi a valutare ogni intervento necessario che dovrà essere realizzato prima del rifacimento del manto stradale, anche ricorrendo allo strumento della conferenza dei servizi. Eventuali interventi successivi, se non causati da eventi di forza maggiore, determineranno per chi li realizza l’obbligo al rifacimento dell’intero manto stradale e non della sola parte interessata ai lavori. 

Il controllo sulle affissioni abusive verrà reso costante e capillare: entro cinque anni il servizio di affissioni pubbliche, anche quelle elettorali passerà su supporto digitale e con esso anche quello che riguarda avvisi pubblici e i manifesti funebri.

L’area del cimitero principale verrà ripensata, riorganizzando i servizi – allo stato assolutamente inadeguati, che dovranno essere garantiti anche nei giorni festivi – e con un intervento straordinario di riqualificazione che ricomprenda gli impianti di illuminazione e le aree a verde. Analoghi interventi migliorativi verranno ovviamente adottati anche nel cimitero che serve le frazioni pedemontane.

Le aree fieristiche della città vanno rifunzionalizzate, a partire da piazza Mercato che versa in condizioni di abbandono, mentre quella bisettimanale di Via Ruta verrà recuperata a partire dai servizi igienici e coperta grazie a un sistema di pannelli solari che ne permetterà una migliore fruizione anche nei giorni freddi e di pioggia. Il sistema degli accessi per gli operatori commerciali sarà completamente automatizzato e i pagamenti avverranno per mezzo di una carta ricaricabile che permetterà l’accesso e l’uscita dall’area eliminando ogni possibile forma di evasione. Al termine di questi interventi di riqualificazione, l’area verrà trasformata nella Fiera della Città dove organizzare fiere-mercato e sarà anche il luogo del baratto e dello scambio permanente di prodotti tra i cittadini.

4.1.1 Il Centro Storico Borbonico e il Quartiere Reggia. Un secco ‘NO’ al biodigestore di Ponteselice

Un ridisegno del Quartiere Reggia è indispensabile. L’area circostante il Palazzo dei Borbone (Buffer Zone) dovrà essere completamente rifunzionalizzata in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti – anche attraverso la costituzione di una Società di Trasformazione Urbana (STU) per favorire il partenariato istituzionale pubblico-privato strumentale ad una migliore gestione del territorio – dotata di un Centro di Informazione Turistica, un “percorso verde” (Greenway) destinato ad una circolazione pedonale che metta in connessione tutte le aree verdi della città da piazza Carlo di Borbone, fino a piazza Pitesti passando per i Giardini della Flora, piazza Vanvitelli, piazzetta Padre Pio e via Gemito.

Sarà necessario un progetto di spostamento dell’area ASI di Caserta prospiciente la Reggia nella zona del nuovo Policlinico ad Est della Città, per poter favorire una trasformazione urbanistica della zona attraverso la realizzazione di un distretto turistico/alberghiero nella località Ponteselice e nelle aree dell’ex Consorzio della Canapa dove realizzare, attraverso un attento Piano urbano di mobilità sostenibile, un’area di interscambio modale per il trasporto urbano ed extraurbano, riqualificando anche le aree a ridosso del Viale Carlo III.

Piazza Carlo di Borbone dovrà tornare ad essere la piazza della Città. Il progetto di smantellamento dell’asse ferroviario Caserta-Valle di Maddaloni-Benevento-Foggia-Bari comporterà la traslazione dell’attuale stazione ferroviaria che interrompe il cannocchiale prospettico pensato dal Vanvitelli, quale congiungente ideale tra la vecchia (Napoli) e la nuova (Caserta) capitale del Regno delle Due Sicilie.

Un’opera di rifunzionalizzazione interesserà anche gli emicicli della Reggia e le Cavallerizze: gli eventi realizzati, nel tempo, davanti alla quinta scenografica del Palazzo Reale hanno dimostrato le grandi ed inespresse potenzialità di questa Piazza Grande. I turisti e i casertani dovranno trovare un luogo vivo, maestoso, accogliente capace di ospitare adeguatamente concerti e iniziative culturali.

Per tutelare questo Patrimonio diciamo chiaramente ‘NO’ al Biodigestore nell’area di Ponteselice! 

Siamo convinti della impellente necessità di impianti adeguati alle esigenze del territorio (di gran lunga inferiori alle 40mila tonnellate di rifiuti che il progetto della giunta Marino ha previsto di trattare a Caserta) per completare il ciclo integrato dei rifiuti, ma non cederemo mai alla scellerata idea che l’unica zona adatta alla realizzazione di un impianto industriale ad alto impatto ambientale come questo, si trovi a 800 metri dalla Reggia, un bene patrimonio mondiale dell’umanità e simbolo della nostra città! 

Inoltre, grazie anche all’ausilio delle compostiere di prossimità, Caserta potrà diventare autonoma sotto il profilo della gestione del rifiuto organico, facendo ricorso sì all’impiantistica, ma dimensionata e ubicata secondo le reali esigenze urbane. Perciò, l’individuazione di un’area su cui far insistere un impianto di compostaggio aerobico, completamente sostenibile ed ecologico, sarà una delle nostre priorità. Questo a ulteriore riprova del fatto che i Casertani non soffrono della sindrome di Nimby, essendo consapevoli dell’importanza degli impianti nel ciclo integrato dei rifiuti, a condizione che essi rappresentino esclusivamente una risorsa e non un elemento di svantaggio per l’economia cittadina o di mortificazione per le eccellenze di un territorio.

Il centro della città avrà bisogno di un nome identificativo: come Quartiere Borbonico, con l’adozione di una figura storica che funga da testimone d’eccellenza in costume d’epoca in grado di accompagnare i turisti alla sua scoperta. I bus turistici dovranno poter lasciare i nostri ospiti all’inizio di Corso Trieste, utilizzando il parcheggio del Monumento ai Caduti ovvero realizzando un’aria di sosta a ridosso dell’ex-Macrico per poi riprenderli nel parcheggio sotterraneo di Piazza Carlo di Borbone. 

L’amministrazione intende liberare i marciapiedi di Piazza Vanvitelli dalle auto in sosta e dalle strisce blu e potenzieremo la vocazione di centro commerciale naturale del centro storico attraverso arredi urbani dedicati, cura nel servizio di pulizia, attrazioni, orari certi dei negozi, servizi igienici, animazione per bambini, illuminazione. 

Nel centro storico ristabiliremo il servizio di raccolta dei rifiuti notturno, almeno nel fine settimana e nelle zone di maggior aggregazione sociale, e il servizio di lavaggio delle strade e dei marciapiedi. Dove, invece, la produzione di rifiuti è maggiore per alberghi, negozi e ristoranti e dove minore è la percentuale di differenziazione a causa del transito pedonale, dei turisti e della movida, aumenteremo il numero dei cestini e delle ceneriere e valuteremo la possibilità di realizzare dei cassonetti interrati onde evitare che il passeggio dei cittadini e dei turisti debba avvenire nel degrado di residui di cibo, mozziconi di sigarette, carta, deiezioni canine, plastica e cocci di bottiglia. 

Il vallone su cui aggetta il “parco degli Aranci” sarà trasformato in area a verde pubblico, con poggi e declivi, un laghetto artificiale ed uno dei boschetti urbani che saranno creati in città.

Si riparte dall’idea di Città dei Principi Acquaviva, che introdussero con successo a Caserta il “Cedro del Libano”. Il verde che combatte le muraglie di cemento. La natura che contrasta gli effetti delle polveri sottili delle cave.

4.1.2 Per far rinascere il commercio

Per ripopolare i negozi del centro agiremo sulla concertazione con i proprietari dei locali commerciali per offrire un canale di mediazione con i possibili investitori. Sarà necessario promuovere la candidatura di Caserta per la realizzazione di una Zona Franca Urbana (ZFU) o per intercettare ulteriori strumenti di incentivazione fiscale per gli investimenti che potranno rappresentare un prezioso ed utilissimo volano nella grave crisi economica che stiamo affrontando, per ridare slancio al tessuto produttivo e commerciale della città. 

La nuova amministrazione si doterà di un Regolamento unico per il commercio e la somministrazione. Anche a questo scopo sarà indispensabile l’istituzione di un tavolo permanente di confronto con le associazioni di categoria del commercio, per concordare gli orari di chiusura dei locali, le modalità di conferimento dei rifiuti, ecc. 

Verrà implementata una nuova applicazione per smartphone e tablet,CasertApp’, in grado di migliorare l’esperienza di chi ha scelto di visitare la Città, valorizzando gli attrattori turistici, anche attraverso una proposta di itinerari tematici che vadano oltre la Reggia, alla scoperta delle vocazioni di tutto il territorio, offrendo informazioni aggiornate quotidianamente sull’accoglienza, le iniziative e gli eventi culturali, promuovendo le attività commerciali, le produzioni  tipiche, i servizi e i trasporti sia attraverso l’uso testuale di parole chiave (TAG) sia mediante la scansione di QR code collocati su paline informative, distribuite nei diversi punti di interesse.

Sarà necessario incentivare l’organizzazione di eventi annuali di promozione delle eccellenze agroalimentari del territorio in collaborazione con le aziende e i consorzi di tutela (mozzarella, vino, pizza etc.). Il Natale e tutti gli altri eventi saranno programmati, anno per anno, con largo anticipo Particolare attenzione sarà data al tema del cibo da strada (street food), dedicato alla promozione delle eccellenze gastronomiche del territorio in una scenografia che prenda a modello le migliori esperienze promosse in Campania e in altre Città d’Italia.

I Giardini della Flora illuminati a tema e una riqualificazione del portico che corona il Monumento ai Caduti, fioriranno due inedite location per valorizzare il centro urbano, vestendolo a festa, nelle occasioni speciali.

L’amministrazione promuoverà percorsi di eccellenza qualificati per le produzioni artigianali ed enogastronomiche, attraverso la registrazione di del marchio “Caserta Villa Reale”, per tutelare e promuovere l’imprenditorialità casertana.

Verrà, infine, recuperato il marchio “Caserta Città Militare”, con tutto il circuito ad esso connesso, tra cui l’ospitalità ai ritrovi degli ex commilitoni, che portano presenze turistiche.

4.1.3 San Leucio e Casertavecchia

La Campania è una regione ad altissimo interesse turistico, ma non ovunque esiste una politica del turismo adeguata alla promozione del patrimonio esistente. 

Questa sperequazione negli ultimi anni ha colpito vieppiù la nostra Città, portando a una riduzione dei flussi turistici attesi, soprattutto avuto riguardo al potenziale correlato al capitale storico, artistico e culturale che la connota. Pensiamo ad un modello completamente nuovo di gestione sostenibile e che veda i beni saldamente governati da istituzioni pubbliche solide e autorevoli. Il Real Sito di San Leucio va finalmente valorizzato e destinato a specifiche funzioni: in aggiunta al Museo della Seta, il Conservatorio, la valorizzazione della Vigna del Ventaglio finalmente recuperata, iniziative che potranno avvalersi del contributo delle Pro Loco, autentiche custodi delle tradizioni locali, che, con impegno e passione, tengono vive la bellezza e l’autenticità dei luoghi. Il sito potrà anche essere sede di manifestazioni culturali che facciano conoscere questo straordinario patrimonio tutelato dall’UNESCO.

Bisognerà mantenere e promuovere “Le Leuciane” ed “Estate da Re”, ripensandole per evitare sovrapposizioni con altre manifestazioni, e “Settembre al Borgo” realizzando un unico cartellone annuale degli eventi, in collaborazione con la Regione Campania, i responsabili delle imprese che operano nel settore turistico, i rappresentanti del sito vanvitelliano: tutta la programmazione dovrà essere decisa entro marzo per poter essere adeguatamente comunicata ed essere inserita tra gli attrattori del territorio. Bisogna, in altre parole, evitare la promozione di eventi estemporanei e improvvisati che non garantiscono una adeguata affluenza di pubblico.

L’istituzionalizzazione di manifestazioni o degli eventi come Settembre al Borgo, sarà un nostro obiettivo primario, il pressapochismo che ha caratterizzato l’organizzazione di uno dei festival più longevi d’Italia, ha fatto sì che questo fosse relegato alla condizione di ‘festa patronale’. Peggiore sorte hanno avuto ‘Le Leuciane’, che sono addirittura scomparse dal panorama degli eventi cittadini non venendo più finanziate, e che pure appaiono meritevoli di essere recuperate. La stretta collaborazione con la Regione Campania, ci permetterà di programmare con largo anticipo gli eventi di rilievo, questo anche per poterci conformare pienamente alle direttive per poter accedere ai finanziamenti dedicati, avendo come finalità la promozione del territorio e quella culturale. Particolare attenzione sarà data agli operatori del settore che proporranno eventi di qualità con cadenza annuale o che risultino particolarmente innovativi sotto l’aspetto della proposta, oltre che alle proposte locali di eccellenza, con particolare riguardo a quelle giovanili. Un ruolo importante sarà dato alla comunicazione e alla calendarizzazione delle manifestazioni con largo anticipo, attività che consentirà agli stakeholders di progettare pacchetti turistici ad hoc. Questa attività sinergica, tesa a valorizzare i maggiori attrattori del territorio, creerà di fatto una proposta turistica ‘Made in Caserta’ che inviterà il turista a scegliere la nostra città come punto di partenza per la propria vacanza alla scoperta del magnifico territorio di Terra di Lavoro.

L’aperitivo, il pranzo o la cena a Casertavecchia (per la quale sarà necessario valorizzare il toponimo Caserta Antica o Casa Hirta, anche ai fini turistici) dovrà tornare ad essere un fenomeno popolare offrendo percorsi di qualità in un luogo suggestivo che necessita di un minuzioso intervento di riqualificazione urbana che includa l’adozione di un rigido piano colore per gli edifici e di un protocollo condiviso con i residenti da seguire nel rifacimento delle facciate e delle parti esterne degli edifici, la sollecitazione ad una sostituzione omogenea di infissi, vetrine, illuminazione, insegne turistiche e commerciali e, infine, alla organizzazione di un sistema di parcheggi e di servizio navetta. 

Si favorirà il recupero di vecchi immobili per creare nuovi luoghi di aggregazione per i giovani e gli anziani, favorendo gli interscambi tra le due fasce d’età. 

Anche le frazioni hanno diritto ad un potenziamento delle aree a verde pubblico attrezzato, con spazi dedicati ai bambini.

Un costante presidio della Polizia Municipale, restituirà serenità agli abitanti.

Casertavecchia verrà resa ancor più suggestiva, grazie ad uno studio scenografico delle luci e, ai suoi piedi, un’area appositamente allestita offrirà ai turisti i servizi minimi ricettivi, compreso un punto informativo.

La valorizzazione delle vie di accesso al complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, alla Vaccheria ed agli altri luoghi di Reali Delizie, sarà un imperativo prioritario per la nuova amministrazione per estendere sempre più l’effetto salotto buono, a partire da Ercole, Aldifreda, Puccianiello.

Si interverrà ai fini del recupero di altre palazzine borboniche in stato di degrado e per valorizzare l’oasi WWF del bosco di San Silvestro, compresa la strada di collegamento con la Reale Vaccheria, che versa in uno stato di degrado intollerabile.

Di concerto con la competente Soprintendenza si valuterà la riapertura al pubblico dei percorsi che mettono in comunicazione la Reggia con il predetto bosco. 

Gli itinerari turistici, i monumenti e gli d edifici storici delle frazioni verranno opportunamente segnalati e raccontati in apposite tabelle, redatte con l’aiuto degli studenti delle Scuole Secondarie, oltre che attraverso l’applicazione ‘CasertApp’.

Un servizio di spazzamento e pulizia delle strade disciplinato eviterà il tristo spettacolo di vedere coperte dai rifiuti e dalle erbe incolte alcune delle aree più suggestive del territorio comunale.

4.1.4 Le Frazioni e i Monti Tifatini.

I nostri antichi Casali (Aldifreda, Briano, Casola, Casolla, Centurano, Ercole, Falciano, Garzano, Mezzano, Piedimonte di Casolla, Pozzovetere, Sala di Caserta, San Benedetto, San Clemente, Santa Barbara, Staturano, Tredici, Tuoro, Vaccheria) che rappresentano un valore aggiunto per la ‘Città Nuova’, per la “Villa Reale”, verranno opportunamente tutelati e tematizzati, inserendoli in un apposito circuito turistico che deve riuscire a far permanere i nostri ospiti almeno per una notte a Caserta, affiancando al grande attrattore rappresentato dalla Reggia, un percorso turistico che ricomprenda anche i nostri borghi, fungendo da volano per l’intero terrirotio della provincia, che rappresenta un vero e proprio ‘giacimento culturale’.

 

Al fine di proteggere le aree boschive collinari e con esse la salute dei casertani sarà indispensabile incentivare gli interventi di manutenzione del sottobosco e favorire, anche con il sostegno dei privati, il rimboschimento e la realizzazione delle ‘fasce tagliafuoco’, indispensabili a contenere i danni provocati dagli incendi, che flagellano il nostro territorio, ma anche finalizzate a realizzare percorsi naturalistici ad alto valore destinati ad attrarre cittadini, turisti e sportivi.

 

L’attuale amministrazione si è distinta (in negativo) anche per non aver aggiornato il catasto delle aree bruciate, per non aver realizzato vasche di raccolta a mezza costa per lo spegnimento, per non aver provveduto ad eliminare le microdiscariche abusive che fungono da inneschi, non piantando un solo albero per ogni bambino nato, a dispetto delle specifiche previsioni della Legge n.10/2013. Noi lo faremo offrendo, inoltre, sostegno a tutti i cittadini che vorranno dedicarsi all’agricoltura, attraverso gli orti sociali e favorendo il reimpianto di cultivar tipiche a rischio di scomparsa, come la cerasa imperiale casertana, l’oliva caiazzana, i vitigli di pallagrello, casavecchia e asprinio e il gelso, destinati alla bachicoltura, al fine di reintrodurre una filiera corta e promuovere un’economia addizionale legata allo sviluppo delle storiche produzioni artigianali di Seta di San Leucio.

Parimenti valorizzato sarà l’allevamento di specie autoctone, come la capra di razza casertana, la pecora laticauda, il maialino nero casertano.

L’istituzione del marchio De.Co. (Denominazione Comunale di Origine) sarà il miglior traguardo per queste attività di recupero enogastronomico, premiando gli imprenditri che sapranno mantenere gli standard previsti dall’apposito disciplinare. Viene da sé la creazione di una filiera di prodotti a km 0 che incentivi la nascita di attività agrituristiche.

Va rivalutata la biodiversità incentivando le cultivar locali. La perdita di specie, sottospecie o varietà comporta infatti un danno a carattere ecologico, economico, scientifico e culturale. La tutela di varietà autoctone e la loro reintroduzione nei territori di origine hanno quindi la funzione di evitare la perdita della variabilità, promuovendo al tempo stesso un’agricoltura legata al territorio. Le coltivazioni non devono essere massive, bensì tutelare le differenti specie e la loro reintroduzione, al fine di produrre del cibo buono e sano. Un sostegno al settore agricolo locale può essere offerto anche attraverso l’incentivazione fiscale ad Aziende e Consorzi che si rendono disponibili ad eseguire i lavori di manutenzione e cura del territorio, ad effettuare le opere di riforestazione delle zone boschive e la rinaturalizzazione dei luoghi di alto valore naturalistico. Sempre per favorire nuove occasioni di lavoro locale nel settore agricolo attiveremo tramite un bando pubblico, l’assegnazione di aree agricole anche demaniali a cooperative di giovani agricoltori casertani. Il Comune, di concerto con le Organizzazione di Produttori e con le Organizzazioni professionali agricole, può sicuramente essere volano di sviluppo per la valorizzazione delle produzioni agricole (per esempio attraverso l’allestimento di mercatini di prodotti biologici o tipici o integrati, giornate informative per una corretta alimentazione, ecc.), anche istituendo uno specifico ufficio che potrà assumere la funzione di “Sportello unico” per l’agricoltura.

Il Parco Urbano dei Monti Tifatini, riperimetrato e reso finalmente attivo – e non una mera denominazione – rappresenta è una vera occasione di sviluppo con al centro il recupero in funzione turistica dell’acquedotto carolino e dei magnifici Ponti della Valle, del progetto delle ciclovie e delle vie dell’acqua, che va ripreso per essere inserito nel più ampio circuito di interesse turistico. Dovranno essere valutati anche progetti finalizzati alla valorizzazione turistica di queste aree come quelli del “Parco tematico”, delle strutture ricettive diffuse, ricavate dalla rifunzionalizzazione del patrimonio immobiliare esistente, degli impianti sportivi a partire da un centro ippico, che possano competere con le migliori realtà nazionali.

4.1.5  Il Macrico, le grandi e le piccole opere.

Avere strade percorribili in sicurezza e pulite e una città in ordine appare scontato.

Ebbene qui a Caserta questo semplice diritto dei cittadini al decoro urbano va riconquistato, dopo anni di incuria.

La rigenerazione delle aree urbane abbandonate, sottoutilizzate o in declino attraverso il riutilizzo e il recupero edilizio, urbanistico o infrastrutturale di edifici e spazi verso un uso nuovo, più creativo e sostenibile, anche sotto il profilo energetico, dovrà rappresentare un obiettivo prioritario. Un impegno costante alla cura della città esistente, senza tralasciare innovazione, solidarietà e coesione, dovrà recuperare elementi architettonici urbani che appartengono alla memoria collettiva e all’identità della città – vecchi capannoni industriali, edifici storici, luoghi dello sport – la cui valorizzazione richiederà un efficace ripristino dello spazio e del suolo, un alleggerimento della densità urbana e l’ideazione di nuove funzionalità che possano garantire l’uso e la fruizione condivisi.

Sarà un’azione volta a promuovere una sicurezza diffusa, a risolvere le fragilità sociali ed economiche, a ringiovanire la base demografica delle frazioni, a sostenere le nuove forme di lavoro e di produzione anche legate al terzo settore, a promuovere la cittadinanza attiva nella cura dei beni comuni. Sarà un’opera determinata e incessante orientata alla ricucitura di tutte le parti della città, superando la contrapposizione tra centro e periferie, anzi eleggendo quelle aree urbane, oggi in difficoltà, perché isolate, ad ambiti privilegiati di una stagione di riscatto sociale, di ‘riqualificazione di tutti i luoghi’, perché sia piacevole vivere in tutti i quartieri, non solo in centro e perché ogni quartiere abbia un proprio centro. Rigenerare è un obiettivo radicale: all’inclusione, alla sostenibilità, alla salubrità, alla bellezza, alla qualità, alla contemporaneità, perché Caserta torni ad essere sempre più desiderata, sempre più ricca di eccellenze e di talenti.

Il piano regolatore edilizio degli anni ‘80 non è stato indirizzato a garantire una programmazione urbanistica moderna e in grado di equilibrare la distribuzione dei servizi sull’intera area della città di Caserta, ma ha consentito che gli stessi si concentrassero nel cosiddetto centro storico, andando a sbilanciare completamente lo sviluppo urbanistico e lasciando che le frazioni diventassero esclusivamente periferie ‘dormitorio’ senza alcun servizio per la collettività, così è avvenuto:

  • ad est per il Parco degli Aranci, Centurano, San Clemente, Tredici, Falciano, San Benedetto;
  • a sud per il rione Acquaviva;
  • a nord ovest per le Frazioni di Aldifreda, Ercole, Sala, Puccianiello, San Leucio e Vaccheria;
  • a nord est per Casolla, Santa Barbara, Tuoro e Garzano;
  • a nord per la zona collinare di Casertavecchia, con i centri di Casola, Pozzovetere e Sommana.

Qui, in particolare, come è facile osservare attraverso le immagini satellitari, lo sviluppo urbanistico si è realizzato attraverso due nuclei, il primo collinare, con Casertavecchia ed il suo storico aggregato di Casola, Pozzovetere e Sommana che rappresentano un unicum urbanistico, ed un altro, allo stesso modo ma molto più ampio, che è il risultato del riempimento di tutti i vuoti esistenti tra le frazioni, e tra queste ed il centro storico di Caserta, colmati da nuova edilizia.

In questo contesto il Parco Urbano del Macrico connesso ad un’area ancor più ampia che dovrà essere destinata ad una nuova visione della Città del Futuro, il costruendo Policlinico, la rimozione di alcuni passaggi a livello cittadini in conseguenza dell’interramento o dello spostamento della Stazione ferroviaria su Viale delle Industrie -riclassificando quella di Piazza Garibaldi nella fermata “Caserta Reggia” della linea metropolitana leggera che metterà in connessione il Capoluogo con Capua attraverso la Via Appia, ma anche la progettazione di nuove strade di accesso alla Città, il sottopasso di Piazza Carlo di Borbone e la sua connessione con la zona Ponteselice, la soluzione definitiva per la salvaguardia del Ponte di Ercole attraverso l’installazione di un dissuasore fisso per i mezzi pesanti, rappresentano interventi necessari a dare ossigeno a un territorio eccessivamente antropizzato, ma che deve conservare spazi di crescita in termini di qualità del vivere.

Negli ultimi venti anni le periferie hanno avanzato il proprio nucleo edilizio convergendo tutte verso un’area rettangolare di 324.533 mq (1.5 km di lunghezza e circa 600 metri di profondità): l’ex Magazzino centrale ricambi mezzi corazzati dell’esercito, il MA.C.RI.CO, un tema sentito perché i cittadini di Caserta, anche pensando alle generazioni future, sentono impellente il bisogno di un Parco urbano che invece è stato relegato nel mondo dei sogni e compensato dalla inopportuna supplenza richiesta al Parco monumentale della Reggia.

Un parco urbano è altro, ma deve essere sostenibile e il Macrico verde da solo non basta! Abbiamo immaginato un progetto ambizioso di trasformazione urbana che a partire dalla realizzazione del Parco della Città, nell’area attualmente dismessa, abbandonata e interdetta, consenta di ‘ripensare’ un’importante porzione del territorio circostante, compresa nello spazio che intercorre tra Via Sud Piazza d’Armi, Via San Gennaro, Via Laviano, Via Gallicola, Viale Beneduce senza alcun incremento rispetto alle cubature esistenti e con esclusiva finalità sociale!

Con questa visione il Parco della Città dovrà essere sviluppato come soluzione innovativa per affrontare i problemi di uso sostenibile del territorio all’interno della città: un’area ad alta densità di verde, immersa nella struttura urbana, in grado di moltiplicare la capacità naturale delle piante di abbattere gli inquinanti, ripristinando allo stesso tempo il suolo e lo spazio inutilizzati per la fruizione della comunità, in tal modo si potrà trasformare quest’area marginale e in decadimento in un hub verde. La cementificazione, più o meno controllata, ha causato una grande impermeabilizzazione dei suoli riducendo notevolmente la capacità di assorbimento dei terreni, per questa ragione il Parco della Città dovrà essere progettato e sviluppato con il supporto scientifico dell’Università, secondo le tecniche dei rain garden.

 

Ma accanto e di supporto al tanto atteso Parco della Città abbiamo immaginato che quest’area baricentrica ancor più ampia possa diventare un polo di servizi diretti principalmente alla formazione delle nuove generazioni e alla accoglienza degli anziani, un sistema progettato per riequilibrare complessivamente la nostra città. Il tutto logicamente gestito da un servizio pubblico efficiente. E’ questa la scommessa che dobbiamo affrontare, non più corruzione ma trasparenza. L’attuazione del progetto richiede la delocalizzazione della Caserma Ferrari Orsi e del campo El Alamein. In tal modo, eliminando la strada che divide a metà il Macrico dall’area dell’ex campo sportivo di Caserta e dalla scuola truppe corazzate e valutando la possibilità di realizzarla interrata, si realizzerebbe una continuità tra il Parco, il campo sportivo, il palazzetto dello sport, la caserma Ferrari Orsi fino ad arrivare allo stadio del nuoto, includendo all’interno di questa macroarea anche l’istituto tecnico industriale Francesco Giordani e la caserma dei carabinieri.

 

Mentre nel passato gli amministratori avevano pensato di accentrare nell’area del centro storico scuole e servizi a disposizione di tutti cittadini di Caserta, lo sviluppo edilizio che connota Caserta nel presente ci suggerisce un progetto rivoluzionario che possa destinare quest’area, diventata baricentrica rispetto a tutta la città, a diventare il cuore pulsante delle varie frazioni che si sono saldate a formare un nucleo unico.

Un’area che potrà servire al rilancio di una comunità nella quale realizzare scuole moderne, adeguate alle esigenze formative dei nostri ragazzi e del tempo pieno, costruite secondo le più avanzate tecniche antisismiche e di efficientamento energetico, vicine ai luoghi storici dello sport cittadino, resi fruibili anche per completare la formazione degli studenti, affiancati da strutture destinate al teatro e alla musica in un campus che, nel suo complesso, dovrà rappresentare un luogo di benessere e di integrazione intergenerazionale. 

Non solo l’area Macrico, ma le aree sportive e militari fino allo stadio del nuoto dovranno diventare il polmone di sviluppo per le attività sociali, ma principalmente quelle dedicate alle nuove generazioni di bambini e ragazzi che dovranno vivere – come oggi è previsto in tutto il mondo – non solo in una scuola che li occupa 6/8 ore nelle attività formative, ma essere impegnati nell’arco dell’intera giornata con altre attività che vadano a spaziare dalle quelle culturali integrative a quelle sportive, musicali, teatrali.

La nostra città dovrà essere un esempio di nuova filosofia del vivere in comune. Preparare i giovani al futuro significa avere un interesse collettivo a favorire prospettive serie per le future generazioni che non dovranno più pensare di dover scappare, ma dovranno trovare le condizioni per lavorare nella loro terra, per poter sviluppare a 360° le attività a loro più congeniali, restituendo quanto hanno ricevuto dalla comunità in termini di impegno.

L’area di sviluppo industriale dalla zona Ponteselice – come detto – va trasferita attorno al Policlinico, che dovrà diventare il più importante distretto farmaceutico e biomedicale della regione perché grazie alle competenze offerte dall’Università “Luigi Vanvitelli” in termini di formazione e ricerca, saremo in grado di garantire nuove prospettive occupazionali per i nostri ragazzi.

Accanto a questi interventi il Comune dovrà farsi promotore di progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale, storico, architettonico e paesaggistico presente nel territorio comunale, come il Convento dei Frati minori Cappuccini, ubicato a Puccianiello, alle spalle del Cimitero, oltre a quello di Sant’Angiolillo (Sant’Angelo ad Pinos), che dovranno finalmente rientrare in un piano ampio di riqualificazione del territorio.

4.1.6 Per il Policlinico e la delocalizzazione delle attività insalubri

Nei prossimi 5 anni puntiamo a ridurre di almeno il 50% i livelli di polveri sottili in città e lo faremo opponendoci a qualsiasi tentativo di prolungare l’attività delle cave, i cui suoli dovranno tornare essere ripopolati dalla vegetazione autoctona. L’attività estrattiva, in Campania in questi ultimi anni è stata al centro di una serie di vergognosi interventi legislativi finalizzati unicamente alla proroga. Nel frattempo i controlli sulle cosiddette ricomposizioni ambientali sono scarsi e, con questo pretesto, si continua ad estrarre roccia pagando pochissimo. Il risultato è che la catena dei Monti Tifatini, che fa da corona alla nostra Città, sta scomparendo, sventrata da decenni di attività estrattiva che poco ha portato alla nostra comunità in termini di vantaggi: qui da noi un metro cubo di calcare estratto costa pochi centesimi di euro. Per contro si è registrata una gravissima alterazione del microclima e una fragilità rispetto a eventi meteorologici ‘estremi’ mai registrati in precedenza nella storia ultrabicentenaria della Città nuova. Così, mentre nel resto d’Europa si riciclano ghiaia e inerti, da noi è ancora conveniente ricorrere alla ruspa per sfruttare una risorsa non rinnovabile; per questo Caserta è da sempre nota come “Caverta”: la regina delle cave.

Questa è oramai una questione tutta economica, portata avanti a discapito del territorio e, soprattutto, della salute dei suoi abitanti e nonostante i ripetuti tentativi del centrosinistra di prolungare le attività estrattive fino alla scomparsa dei nostri colli. Come in passato ci siamo impegnati a ribadire l’incompatibilità delle cave con la realizzazione del Policlinico, ci impegneremo per restituire quelle aree alla destinazione originaria favorendo i processi di ripristino della macchia mediterranea. Valuteremo anche progetti finalizzati alla valorizzazione turistica della zona come quelli di un “Parco tematico” e degli impianti sportivi.

Riguardo al Policlinico Universitario abbiamo un’unica priorità: ottenere il completamento di un’opera che la città attende da troppi anni. Nonostante la tanto decantata filiera istituzionale, nessuna azione concreta è stata messa in campo dalla vecchia Amministrazione. E’ giunto il tempo che la Regione e L’Università della Campania mantengano gli impegni assunti per il completamento di questa infrastruttura strategica per la Città e per tutta la Provincia.